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Lussuria (Lust, caution)

 

Regia: Ang Lee

Cast:Tony Leung, Joan Chen, Lee-Hom Wang, Tang Wei

Anno: 2007

Nazione: Taiwan/Cina/USA

Premi: Leone d’oro

 

La domanda sorge spontanea: perchè Lussuria (alias Lust, caution) ha vinto il Leone d’oro? Ce lo si domandava prima e ce lo si continua a chiedere anche dopo la visione del film. Peggio, ce lo si chiede per tutto la durata del film. Il problema è che non c’è una risposta soddisfacente: è forse per la titanica ricostruzione storica, o per le scene ad alto contenuto sessuale? Facciamo un passo indietro: Lust, caution non è un film brutto. Ci sarebbe da chiedersi cosa c’è che non va, allora. Non va che non è neanche bello: è insipido. A volte i registi si ricostruiscono una carriera fuori dal loro paese d’origine e a volte al loro paese d’origine ci ritornano e ci riportano quello che avevano imparato. Ecco: Lust, caution è il film del ritorno per Ang Lee, il quale ha messo a profusione nel film tutta la hollywood che si era ingerito negli Stati Uniti sfornando un radiodramma di due ore e mezza; certo molto elegante, a volte anche molto affascinante, ma non è niente di più di un classico, classicissimo radiodramma condensato (neanche troppo) in salsa cinotaiwanese di cui pochi sentivano la mancanza. Ma il peggio è che la contaminazione (in questo caso maligna) funziona anche in senso inverso: le grandi strutture classiche hollywoodiane, qui addirittura ipertrofiche con un flashback che occupa tre quarti del film, vengono anestetizzate da qualsivoglia emozione e sentimento dalla contaminazione cinematografica cinese (e in gran parte orientale). Ovvero, laddove spesso lo stile orientale legato moltissimo all’immagine riusciva proprio per questo, nel suo distacco, a sondare con straordinaria profondità l’animo umano toccando con estrema forza (ma che è anche melodica delicatezza) le corde più recondite della nostra esistenza, coinvolgendo lo spettatore nel suo più profondo, al suo estremo, avvolgendolo nel Cinema con la C maiuscola, ecco invece che qui tutto è annaquato nella classic hollywood: il risultato è l’annullamento reciproco di tutta la fertilità delle due scuole di pensiero cinematografico. Oriente e Occidente si incontrano nel modo peggiore: annullandosi a vicenda, inglobate l’una nell’altra. Il che non significa che tale incontro non sia possibile: semplicemente Ang Lee ha sbagliato le dosi. E non bastano le pregevoli iniezioni cinematografiche di sensualità violenta (la famosa lussuria a cui si doveva fare attenzione, non più di un quarto d’ora di film in tutto), che pure sprigionano una loro forza magnetica (anche irresistibile) a rivitalizzare quello che è già un mastodontico corpo morto messo a nuovo e lavato per la camera ardente. La domanda continua ad essere elusa: perchè Lust, caution ha vinto il Leone d’oro? Direbbe il mitico investigatore privato Nick Belane di Pulp di Bukowski: “In attesa di una risposta”. O qualcosa del genere.


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